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L'acqua non è una merce - "Acquadolce"
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L’acqua non è una merce

15 gennaio 2010

Intervento congiunto Ass. Acquadolce- Ass. I grilli scardusi. all’assemblea pubblica di giovedì 14 gennaio 2010 sul tema "ACQUA NON MERCE" tenutasi presso la Sala consiliare del Comune di Nettuno, organizzata dal Comitato Acqua Pubblica Anzio-Nettuno.



Senza il petrolio, che è stato ed è tuttora la più importante fonte di energia, si fermerebbero molti motori nel mondo. Le energie alternative sono tuttavia in grado di sopperire alla sua scarsità.
Invece per mancanza d’acqua si fermerebbe la vita dell’intero pianeta, e all’acqua non ci sono alternative. Lo abbiamo visto nel passato e lo vediamo oggi che, il petrolio nelle mani di pochi speculatori come le famigerate “sette sorelle”, ha causato svariate crisi economiche che hanno messo in ginocchio intere popolazioni in tutto il mondo. Pensate per un momento: se anche l’acqua fosse in mano a pochi imprenditori, più o meno illuminati, per i quali l’unico obiettivo è il profitto, quali conseguenze avrebbe una eventuale “crisi dell’acqua” sull’intero pianeta?
Basterebbero solo queste considerazioni a farci dire che l’acqua non può essere considerata una merce!
Oggi il nostro Governo è andato al di là di qualsiasi governo neoliberista al mondo, superando ogni difesa che si frappone tra i cittadini e il libero mercato: l’articolo 15 del Decreto n.135 definisce l’acqua un bene di interesse economico e la gestione di questo bene spetta ad aziende di diritto privato, meglio ancora se a capitale completamente privato. Questa operazione è completamente contrastante con i principi stabiliti dall’ONU, dalla carta diritti umani e dal buon senso.
Oggi abbiamo chiamato tutti i cittadini a mobilitarsi e a dire no alla privatizzazione dell’acqua ed insieme chiediamo al Consiglio comunale di Nettuno, il massimo organo di rappresentanza dei cittadini, che si faccia carico di questo problema, innescando quella dialettica popolare ormai dimenticata di contrapposizione al governo che solo la democrazia partecipata nei territori può riaffermare.
Le innumerevoli contestazioni pubbliche anche di carattere nazionale rivolte alla privatizzazione del servizio idrico integrato nell’ATO4 non hanno finora incontrato alcun sostegno governativo.
La liberalizzazione prevista dalle normative vigenti non sono assolutamente condivisibili dati gli evidenti contrasti con la natura stessa di tale servizio, che deve essere erogato a tutti con principi di equità e di solidarietà.
Per questo è necessario rivedere profondamente la normativa nazionale di settore e tutte le normative attuali riguardanti la proprietà, il controllo e la gestione di tutti i servizi pubblici essenziali ed indispensabili alla collettività.
Contestiamo vivamente alcune azioni di carattere politico-gestionale, che di fatto negli anni hanno peggiorato in modo sostanziale la qualità della vita dei cittadini, nell’erogazione di servizi che indietro nel tempo erano di esclusiva pertinenza degli enti locali comunali:

1) E’ confermata una sostanziale confusione di ruoli tra gestione e controllo;

2) I dati riferiti alle utenze su cui si effettua la fatturazione sono errati (altrimenti non sarebbero necessari i tanto sbandierati “piani di lotta all’evasione”);

3) Alcuni passaggi amministrativi (ad esempio l’approvazione della Convenzione di Gestione da parte di molti Comuni) sono stati saltati e/o tutt’oggi inadempiuti, determinando una carenza di legittimazione tra i contraenti del rapporto di fornitura;

4) La trasformazione del ruolo di “utenti” in quello di “clienti” del servizio, sta determinando un’evidente limitazione nella copertura dei diritti fondamentali delle persone (soprattutto delle fasce più deboli della popolazione); la necessità di remunerare i costi di una gestione operativa (presupposta efficiente) con l’esigenza di contenere gli incrementi annui di tariffa a carico dell’utente in prefissati limiti massimi, si è risolta in un “rapporto di forza” a garanzia della prima rispetto alla seconda esigenza;

5) Il frequente ricorso a “rimodulazioni” e “adeguamenti” tariffari è indice che la parte pubblica non ha ben chiari gli obiettivi di fondo a cui dovrebbe portare tutta l’iniziativa, mentre la parte privata persegue i suoi scopi lucrativi, agevolata da una evidente incompetenza tecnica e decisionale dei rappresentanti della parte pubblica negli organi direttivi della società; ciò è palesemente esplicito nel Comitato Esecutivo (dove i privati hanno 2 membri su 3) che rappresenta il vero organo decisionale complessivo.

Acqualatina rappresenta nel Lazio e in Italia, la forma più avanzata di privatizzazione delle 94 gestioni del SII istituite a seguito della legge “Galli” (n.36/94) e della legge regionale n.6/96. Riteniamo che a fronte del fallimento registrato di tale tipo di gestione (non solo sotto il profilo del consenso degli utenti), è necessario affrontare il tema del servizio idrico in maniera del tutto alternativa. Partendo dal presupposto che è estremamente urgente uscire da tale gestione e sulla base dei rilievi su esposti, abbiamo aderito al Comitato Acqua Pubblica di Nettuno e Anzio
Consapevoli del fatto che non è vero che una gestione privata sia migliore di una gestione pubblica, chiediamo a tutti i cittadini di sostenere questa battaglia firmando la petizione popolare che obblighi il Consiglio Comunale ad approvare la MOZIONE PER L’ACQUA COME BENE COMUNE E PER L’ELABORAZIONE DI UN PIANO CHE EVITI LA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO .

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