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Perché il TTIP è il contrario del Commercio Equo

14 maggio 2015

IL Transatlantic Trade Investiment Partenership, trattato di libero scambio tra Unione europea e USA, attualmente oggetto di negoziati, più o meno segreti, è molto di più di un semplice accordo commerciale internazionale, come viene spesso presentato. E ciò non solo per le dimensioni colossali (merci, alimenti, servizi, investimenti) ma crea la più grande zona di libero scambio del pianeta ( circa 800 milioni di consumatori), rappresenta la metà del prodotto mondiale lordo e un terzo del commercio mondiale. Ma sopratutto, il TTIP, se approvato, costituirebbe una radicale modifica dell’equilibrio dei diritti legali riconosciuti a Stati e imprese private.

Eliminerebbe qualsiasi percorso democratico frutto delle scelte politiche dei cittadini e renderebbe inutile l’operato dei governi degli Stani nazionali, quali rappresentanti degli interessi dei propri cittadini.Il TTIP riconosce alle imprese economiche la tutela dei propri interessi a tal punto che, contro Governi e parlamenti dissenzienti, per motivi ambientati o di tutela di diritti o di difesa della salute dei propri cittadini, al volere dei grandi gruppi economici, verrà consentito alle multinazionali di trarli in giudizio dinanzi a tribunali extraterritoriali, al di fuori di qualsiasi giurisdizione.
Siamo quindi di fronte ad una operazione la cui portata politica è mascherata sotto la valenza economica, cioè meno diritti, meno democrazia uguale a più crescita, più fatturato, più occupazione. Tutte cose poi da verificare in concreto. Ma l’obiettivo principale di questo trattato rimane quello del controllo geopolitico del mondo occidentale contro la minaccia dell’espansione della potenza economica cinese e di tutti gli eventuali accordi politico-commerciali che potrebbero mettere in discussione la leadership dell’occidente. Da ciò la necessità di mantenere segreti obiettivi e contenuti delle trattative in corso.

Invece il Commercio Equo è un’avanguardia che concretamente pratica un’economia di giustizia, che rende evidente che l’alternativa di un’economia che si subordini al rispetto di criteri sociali, ambientali, di sostenibilità, esiste ed è possibile, qui ed ora.

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