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Pasolini come Gramsci - "Acquadolce"
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Pasolini come Gramsci

di Fiorenzo Testa

4 aprile 2022

“Devo impedire a questa mente di funzionare”. Cosi disse Benito Mussolini nel 1926, quando fece arrestare Antonio Gramsci. Già nel 1924, Piero Gobetti ne aveva delineato profeticamente i tratti sa-lienti della china in cui sarebbe sprofondato il fondatore del Partito Comunista Italiano, che dal 1921 era piombato prepotentemente sulla scena politica italiana per rimanerci per i successivi 70 anni: “…………… La dialettica di Gramsci, non protesta contro i brogli e le truffe ma ne documenta, dalla pura altezza dell’idea hegeliana, la insopprimibile realtà per un governo borghese. I suoi discorsi saranno condanne metafisiche, le invettive risentiranno dei bagliori di una palingenesi ……………”. Ciò che Mussolini temeva di quell’uomo era infatti la refrattarietà della sua intelligenza a confrontarsi con l’avversario al di fuori di una coerenza dialettica priva di qualsiasi retorica, insensibile alla propaganda e alle accuse complottiste. Di fronte a Gramsci Mussolini doveva ammettere la sua mediocrità e non gli perdonò l’intelligenza; così credette di poterla sopprimere rinchiudendo Gramsci nella solitudine di una cella, privandolo della possibilità di vivere concretamente il suo tempo storico. Così facendo, Mussolini, si liberò del Gramsci politico ma, paradossalmente, promosse il consolidamento del Gramsci filosofo, sociologo, letterato, che ancora oggi gode della stima e del consenso di una comunità non succube ma consapevole della propria coscienza.

Così Pasolini, nella sua critica al neocapitalismo che travolge l’umanità con la costruzione della società dei consumi, analizza e definisce le responsabilità dello “snaturamento an-tropologico”, denunciandone i responsabili con nomi e cognomi. L’analisi della borghesia in Pasolini porta direttamente a definire i nuovi valori in cui la società borghese, così costruita, stava per essere irretita da un nuovo potere transnazionale che portava con se una ansiosa voglia di uniformarsi e che riguardava tutti, borghesia e popolo, sottoproletari e operai. Un potere interclassista riflesso tanto nell’aspetto fisico quanto nelle coscienze dei giovani. La forza espansiva del modello americano avrebbe presto condizionato le scelte di vita e imposto nuovi prodotti sul mercato nazionale. Esattamente quello che oggi possiamo dire che è avvenuto. A rendere più veloce questo processo di omologazione, secondo Pasolini, sarebbero intervenuti la televisione e la pubblicità. La lucidità profetica e la scrupolosità dell’analisi di Pasolini hanno determinato quella voglia fatale di insabbiare la realtà da parte della classe politica e intellettuale che, oggi, celebra l’apoteosi della omologazione della cultura nella sua metamorfosi da pensiero analitico kantiano o, prima ancora cartesiano, a pen-siero unico privo di qualsiasi valore, persino di quelli propri della borghesia liberale. Per non parlare della cultura e pensiero marxista o alternativo alla cultura borghese, ormai considerato “giurassico”, con la scusa della fine delle ideologie, imposta dalla società mercantile che ha abbracciato, senza se e senza ma, quel pensiero e quel modello che il primo ministro inglese Margaret Thatcher definì già negli anni 80 del secolo scorso,non a caso, “l’unico possibile”. Per questo, per aver dimostrato semplicemente la direzione che palesemente ha imboccato la società del consumo, anche Pasolini, come Gramsci è stato eliminato: questi cervelli non dovevano funzionare!

Nettuno, 4 aprile 2022
Fiorenzo Testa

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