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Mettere i piedi per terra - "Acquadolce"
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Mettere i piedi per terra

4 giugno 2021

Gustavo Esteva 02 Giugno 2021

Sì, certo, festeggiamo pure, oggi, 2 giugno, la fine della monarchia. Fu ottenuta 75 anni fa anche, e forse soprattutto, grazie al riconoscimento del diritto di voto alle donne, esercitato, per la prima volta nella storia italiana, già nelle amministrative tenute in diverse regioni qualche mese prima. Da domani, però, lasciamo stare la retorica celebrativa, torniamo a mettere i piedi per terra e riprendiamo a interrogarci su cosa rimane della democrazia nelle istituzioni repubblicane e di quanto quel suffragio “universale”, diventato stanca routine garantisca, con il regime di rappresentanza, la forma più appropriata di “governo del popolo”. L’articolo di Gustavo Esteva che pubblichiamo qui – scritto dallo stato messicano di Oaxaca, quello con la più alta percentuale di popolazione indigena, dove Gustavo vive – esprime un punto di vista, certo provocatorio, ma ispirato da una dura realtà delle cose assai difficile da smentire con i fatti: rimangono solo le ceneri dei pilastri che sostenevano le credenze e le convinzioni con cui abbiamo orientato i comportamenti e le decisioni per decenni. Per lasciare da parte le illusioni e iniziare a farsi guidare dalla realtà, dalle esigenze quotidiane, spiega Esteva ragionando a scala planetaria e comunque di processi lunghi e complessi, c’è un enorme impedimento: la sensazione che farlo sia un salto nell’abisso. Il suggerimento più importante che ci dà è quello di non centrare l’attenzione e l’attività sui poteri che sembrano poter governare in alto. Governare non è comandare, chi – per illudersi di farlo – deve far ricorso alla polizia e all’esercito, può distruggere un popolo ma non governarlo. Bisogna invece restare in basso, a livello del suolo, con i piedi ben piantati dove si definiscono le reali condizioni dell’esistenza

Vedi on line : Mettere i piedi per terra di Gustavo Esteva

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