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Le contraddizioni del Commercio Equo- Lettera aperta a CTM ALTROMERCATO - "Acquadolce"
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Contestazioni all’accordo tra CTM-ALTROMERATO e INTESA-SAN PAOLO

Le contraddizioni del Commercio Equo- Lettera aperta a CTM ALTROMERCATO

21 aprile 2008

Non a tutte le realtà di consumo critico piace l’accordo tra la più grande centrale di commercio equo, CTM ALTROMERCATO, e il gruppo INTESA-SAN PAOLO.
Perché CTM fa accordi finanziari con una "Banca armata"?
Dopo l’apertura alla GDO (Grande distribuzione) che mette in crisi l’esistenza stessa delle botteghe, spina dorsale del Commercio Equo e Solidale, adesso CTM conclude un accordo con PROSSIMA, Banca del gruppo INTESA- SAN PAOLO che fino ad oggi ha finanziato il traffico di armi internazionale e le maggiori multinazionali petrolifere che stanno distruggendo risorse ambientali e mettendo alla fame milioni di piccoli produttori del SUD del mondo.

Qui di seguito un intervento di Paolo Trezzi, a proposito dell’eticità di
Banca Prossima.

Credo che bisogna proprio arrendersi alle banche, ai loro trucchi e giochi di specchietti. Hai voglia a provare a spiegare al risparmiatore che nove volte su dieci i suoi interessi non coincidono, per nulla, con quelli della banca che gli vende un qualsiasi prodotto finanziario, che, malgrado ampi e aggiornatissimi programmi di controllo dei clienti e delle loro esposizioni debitorie su tutto il sistema, le banche continuano, irragionevolmente, ad applicare tassi altissimi sul denaro prestato benché coperto da garanzie reali [anche il 25 per cento]. No, bisogna arrendersi perché le banche sono abili a creare diversivi che fanno alzare in piedi tutti ad applaudire.
Intanto il secondo gruppo bancario italiano, Intesa-San Paolo, ha aperto, dicono loro, la prima banca europea dedicata al sociale con il nome di «Banca Prossima».
Innanzitutto non è vero che è la prima banca con queste caratteristiche.
In Italia, per esempio, c’è da quasi dieci anni una realtà creditizia che ha fatto e sta facendo scuola in questo settore e cioè: Banca etica, in Europa c’è pure una Federazione delle banche etiche e alternative [Febea].
Il presidente di Intesa-Sanpaolo, il Giovanni Bazoli, per presentare il progetto ha detto: «Le banche sono soggetti speciali che hanno il dovere di far crescere intorno a sé un’economia sostenibile», dimenticando per esempio che San Paolo è tra i primi soggetti finanziari implicati nel mercato – legale–delle armi e quindi iscritto nella lista delle «Banche Armate», ma soprattutto è partner economico e di capitali con Finmeccanica che non vende cioccolata. Inoltre, Intesa nell’ottobre 2004 ha transato, cioè pagato, alla new Parmalat qualcosa come 160 milioni di euri per togliersi dai processi che la minacciavano. Poi il Gruppo è, come moltissimi altri, operatore qualificato con sedi e succursali nei Paradisi fiscali, e direttamente e per conto dei clienti, specula sui mercati dei cambi e dei titoli col solo obiettivo di fare soldi.
Bazoli non contento e convinto di fare bella figura, un po’ di tempo fa ha aggiunto: «C’è spazio per iniziative bancarie che non hanno come unico scopo il profitto ma combattere la povertà. Esiste un altro volto del capitalismo finanziario». Bene, alzo la mano e domando cosa voglia dire questo nella pratica. Azzardo: per caso non intendeva dire che per Intesa il principale business è il profitto [senza guardare in faccia nessuno] e che continuerà a farlo?. Qual è poi il principale volto del capitalismo finanziario? Quello che ha come Banca Prossima un patrimonio di 120 milioni di euri o la capogruppo IntesaSanpaolo che di soli utili nel primo semestre nel 2007 ne ha fatti di euri oltre 4 miliardi? O che solo di stock option l’Ad Corrado Passera, nel 2006, ne ha incassati 25 milioni?

Suvvia non prendiamoci in giro e ricordiamo che sebbene abbia furbescamente scelto di non distribuire gli utili ai propri soci Banca Prossima questi utili li guadagnerà – con tutta evidenza – sottraendo risorse ai più poveri e meno solvibili dei propri cittadini risparmiatori che più di altri pagheranno caro operazioni e denaro preso in prestito. Ancora una volta il ricco si fa bello con i soldi degli impoveriti che gli pagano anche lo spot pubblicitario. Un’altra redistribuzione all’incontrario. E si sentono solo applausi. Roba da matti. Autolesionisti.

Paolo Trezzi Centro Khorakhané Lecco [ugomoi@libero.it]
"":http://www.finansol.it/

Lettera aperta a CTM ALTROMERCATO di Alessandro Santoro(*)

Con Banca Prossima proprio no

Siamo una piccola realtà che si occupa di commercio equo e di economie solidali. Da anni siamo appassionati volontari di questo mondo che abbiamo sempre creduto poter essere un impegno politico) per riuscire, partendo dal basso, a cambiare le regole del gioco del perverso sistema economico e finanziario che ci attanaglia tutti. Abbiamo seguito e accompagnato il percorso di crescita e di sviluppo delle centrali di importazione del commercio equo, abbiamo criticato e sofferto per la scelta che alcune delle centrali hanno fatto, voi compresi, di inserirsi dentro la grande di8tribuzione, abbiamo sempre cercato di mantenere alto il dibattito , il confronto per evitare alcune derive pericolose, A questa preoccupazione ora si aggiunge la vostra scelta di convenzionarvi con Banca Prossima, la banca “non-profit” (si fa per dire) del gruppo Intesa-San Paolo. Abbiamo letto con attenzione l’intervento di Giorgio Dal Fiume su Altreconomia di novembre. Abbiamo lasciato passare il Natale per non inquinare un periodo così importante per la sopravvivenza delle tante realtà del commercio equo, abbiamo provato a riflettere , tra noi, ma più il tempo passa più ci lascia interdetti e perplessi questa operazione.
Riteniamo che non ci sia ragione alcuna per costruire rapporti finanziari con il gruppo Intesa-San Paolo, per questi motivi:

1) Il gruppo Intesa-San Paolo è una banca armata (la seconda in Italia), e già nel 2004 si era impegnato a uscire dalla lista delle banche armate, ma così non è avvenuto, vista la fusione con San Paolo. Nel 2007 l’ennesima promessa e un nuovo impegno, ma già sappiamo (su loro ammissione) che nell’elenco delle banche armate del 2008 (che fa riferimento nel 2007), loro ci saranno.

2) I gruppo finanzia le maggiori e peggiori multinazionali del mondo, ha finanziato progetti devastanti che hanno provocato migliaia di morti e disastri eco-sociali, come il gasdotto Comisea (Perù), l’oleodotto Oup (Equador), l’oleodotto Btc nel Caspio.

3) Banca Intesa-San Paolo è dentro un sistema finanziario globale che inevitabilmente sottopone le aziende a pressioni sempre più forti per massimizzare i profitti a scapito dei lavoratori, dell’ambiente e delle comunità locali.

A noi questi sembrano motivi più che sufficienti per dover evitare qualsiasi tipo di accordo con quel gruppo e per non credere alla “favola” di cercare di contaminare il sistema finanziario. Ctm dice che questo accordo serve per permettere alle botteghe di capitalizzare, di finanziarsi, e così riuscire a sopravvivere. La nostra bottega e la nostra realtà, che vive le difficoltà e la crisi di tutti, non vuole mortificare il suo “intento politico” utilizzando questo accordo. Crediamo che ognuna delle botteghe debba e possa trovare modalità alternative più autodirette (azionariato popolare, ricapitalizzazione con i soci ,etc.)l per ridare vitalità al proprio lavoro e crediamo che debbano essere disponibili a “decrescere” e “ridursi” continuando a essere spina nel fianco dentro a questo sistema. Anche a livello finanziario esempi ce ne sono, quali il circuito Mag in tutte le sue sfaccettature, la nostra esperienza di microcredito e di finanza critica alle Piagge etc. A quelle dobbiamo guardare e con queste realtà dobbiamo essere capaci di costruire un modello altro di riferimento.
Con questa lettera speriamo di poter aprire un confronto serrato e serio con voi. Ci attendiamo risposte diverse da quelle che finora abbiamo letto, che non ci hanno per niente convinti e che riteniamo insoddisfacenti. Nel frattempo come piccole botteghe e realtà di economie solidali decidiamo di “sospendere” il rapporto con la vostra centrale riguardo agli ordini, e se questa situazione dovesse perdurare e nulla cambiasse avvieremmo una campagna nazionale coinvolgendo anche le altre botteghe e realtà, e ci troveremo costretti a rinunciare definitivamente ai vostri prodotti e a qualsiasi rapporto commerciale e politico con la vostra centrale.
Grazie per averci ascoltato. Attendiamo con fiducia.

(*) prete della comunità delle Piagge (Firenze),

lettera firmata anche da Equazione (bottega delle economie solidali, Le Piagge), coop Hakuma Shida, Gruppo di acquisto solidale Le Piagge, associazione Tatawelo”

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