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In una tazza di tè - "Acquadolce"
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In una tazza di tè

12 luglio 2008

La bustina è in controtendenza.
Mentre siamo testimoni della recente impennata dei prezzi delle derrate agricole e dei prodotti alimentari sul mercato mondiale e delle conseguenze pesanti sui piccoli produttori, così come sui cittadini delle classi impoverite, si scopre che in termini reali, i prezzi del mercato mondiale del tè sono ancora molto inferiori a quelli del 1980.

SOMO, uno dei principali centri di ricerca e analisi sulle multinazionali, nel suo ultimo rapporto “Sustainability issues in the tea sector”, ha mostrato come prezzi bassi di acquisto ed alti costi di produzione, stiano scaricando “il rischio d’impresa” sulle raccoglitrici di tè di tutto il mondo, e come di conseguenza siano sotto pressione le condizioni di lavoro di intere comunità.
La nuova relazione di SOMO analizza le condizioni di lavoro nei sei più importanti paesi produttori di tè: India, Sri Lanka, Vietnam, Indonesia, Kenya e Malawi. I lavoratori di questi paesi rappresentano la maggioranza della forza lavoro coinvolta, inserita in un contesto di bassa sicurezza, scarsi salari, discriminazione etnica A questo si va ad aggiungere la carenza di acqua potabile e cibo, oltre che di un alloggio dignitoso.
Difficile migliorare le loro condizioni di lavoro, per la debolezza dei sindacati indipendenti, spesso discriminati, o perché le forme organizzate di rappresentanza dei lavoratori rimangono molto minoritarie, o ancora perché molti lavoratori del settore sono prrecari e temporanei, soprattutto le donne.
Come per altre filiere, il commercio e la distribuzione del tè sono dominati da poche aziende internazionali, che riescono a controllare i settori a maggior valore aggiunto, oltre che il prezzo al dettaglio tenuto stabile. UNILEVER ( con i marchi LIPTON, PG TIPS), TATA TEA e SARA LEE (PICHWICK), sono i principali attori del mercato, che cercano di superare e aggirare la questione delle condizioni di lavoro, attraverso politiche di responsabilità sociale d’impresa, troppo spesso legate a esigenze di marketing e di fidelizzazione del cliente, più che a veri e propri interventi di miglioramento sociale e ambientale delle filiere produttive.
Il report di SOMO mostra come non sia così automatico che l’aumento dei prezzi agricoli porti beneficio ai produttori. E come i mercati borsistici siano progressivamente più sganciati dalla vita reale. E soprattutto come siano sempre più imprevedibili.

www.faircoop.it/fairwatch.htm

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