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Il commercio Equo e Solidale disturba "il manovratore"

Liberismo contro Commercio Equo

26 aprile 2008

Secondo l’Adam Smith Institute il Commercio Equo e Solidale non solo è inefficace e ideologico, ma è pure iniquo perché non assicura un futuro benessere alla stragrande maggioranza dei piccoli produttori. Peccato che tale teoria venga da un pulpito che ospita grandi cantori del neoliberismo come Douglas Mason, le cui teorie fatte proprie da Margaret Thacher ispirarono la Poll Tax che trasformò Trafalgar Square in un campo di battaglia.

Una potenza autorevole per la Philip Morris, che inserì L’Adam Smith Institute in una comunicazione interna nel febbraio 1992, identificandolo come partner ideale per un corso intensivo dedicato a giornalisti e ispirato ai principi del libero mercato. Ieri gli obiettivi principali erano l’istruzione pubblica e l’intervento dello Stato nell’economia, oggi nel mirino c’è il Commercio Equo e Solidale che, scrive Marc Sidwell, sarebbe "un grande imbroglio che finanzierebbe solo pochi produttori, inefficienti, importando prodotti scadenti e impedendo alle comunità del sud del mondo di emanciparsi dalla miseria. Le organizzazioni Fair Trade, mascherandosi dietro una facciata market-friendly nasconderebbero intenti ben più eversivi: un mercato regolato e l’intervento pubblico in economia." La proposta alternativa è, evidentemente, "il libero mercato". "Solamente il liberismo può assicurare crescita e benessere. Basti vedere India e Cina che combattono attivamente la povertà attraverso la crescita economica" Parola di Philip Morris multinazionale del tabacco che però controlla vari settori dell’economia e che è indagata da vari tribunali nel mondo a partire dagli USA ed EU per traffici illeciti, inquinamento e condannata a pagare milioni di dollari di risarcimento alle vittime dei suoi affari.
Tutti questi grandi economisti elencati nel "libro paga" della Philip Morris sono stati avvolti dalle nebbie londinesi per non vedere come la relazione tra piccoli produttori ed organizzazioni Fair Trade e il pagamento di un prezzo equo, siano strumenti necessari per diversificare le produzioni per consentire un miglioramento dello stile di vita che consideri benessere servizi come l’istruzione, la sanità. Il Commercio Equo da fastidio alle multinazionali a tal punto che di accusarlo di pratiche che sono loro stesse a mettere in atto. Vuol dire che siamo sulla strada giusta. Consumare equo e solidale significa non solo consumare positivo ma combattere l’arroganza, lo strapotere e l’ingiustizia delle multinazionali.

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