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17 arresti a Fondi. Coinvolti politici del Pdl

MAFIE NEL LAZIO Operazione della Dda di Roma contro i clan del sud pontino.

8 luglio 2009

Ass. Coordinamento Antimafia Anzio - Nettuno

COMUNICATO STAMPA: GOVERNO INTERVENGA IMMEDIATAMENTE SU FONDI
ACCOGLIENDO RICHIESTA DEL PREFETTO FRATTASI SULLO SCIOGLIMENTO DEL
CONSIGLIO COMUNALE

L’OPERAZIONE Damasco della DIA e dei carabinieri a Fondi, oggi, che
vede coinvolti esponenti di spicco della ‘ndrangheta collegati, secondo
gli inquirenti, anche al clan dei casalesi impone che si accolga al più
presto la richiesta del prefetto Frattasi di scioglimento del consiglio
comunale di Fondi. La richiesta frutto dell’articolato lavoro della
commissione d’accesso formata da carabinieri,finanzieri, poliziotti e
funzionari della prefettura è stata, per troppo tempo, “colpevolmente
“ bloccata anche contro la volontà dello stesso ministro dell’interno.
A distanza di quasi quattro anni dallo scioglimento del consiglio
comunale di Nettuno,per condizionamento da parte della criminalità
organizzata, assistiamo allo “ stesso copione “ a Fondi.
Purtroppo Nettuno non era e non è la sola “ isola infelice “ del Lazio.
Oggi a Nettuno,lentamente, le cose stanno cambiando tuttavia nel
litorale e in tutta la regione si deve prendere coscienza del pericolo
rappresentato dal radicamento delle mafie, si deve prendere coscienza
del fatto che un certo modo di far politica al di fuori delle regole
della legalità favorisce le infiltrazioni mafiose.

(dott. Edoardo Levantini)

Il presidente

(Daniele Audoly)

Il vice presidente


Il caso Fondi

Venanzio Tripodo è un figlio d’arte. Il padre, Domenico, detto Mico, è stato uno dei capibastone della ’ndrangheta più conosciuto e temuto, poi ucciso negli anni ’70 su ordine delle cosche rivali, per mano dei cutoliani. Ed è proprio Venanzio che - secondo le indagini della Dda di Roma, che ieri ha emesso 17 ordini di custodia cautelare - ad essere uno dei vertici della mafia del sud pontino, che ha la sua capitale nella città di Fondi.
Legami solidi, atavici, familiari con i paesi calabresi di origine, rafforzati nel corso del tempo con le alleanze con i Casalesi, attraverso l’ala degli scissionisti di Nicola Zara: per Venanzio Tripodo il sud del Lazio da soggiorno obbligato si è trasformato con il tempo nell’affare più lucroso.
A Fondi - regno del Pdl, politicamente controllata dal senatore Claudio Fazzone - da almeno un paio d’anni gli investigatori antimafia stanno passando al setaccio l’intera economia. Il centro degli affari è il Mof - il mercato ortofrutticolo, centro logistico tra i più importanti d’Europa - dove negli affari il nome e la famiglia contano. Secondo la Dia del Lazio Venanzio Tripodo riusciva a condizionare prezzi e clienti, attraverso tre società locali, della famiglia fondana Peppe. «Decideva se un operatore commerciale potesse accedere al Mof, recuperava i crediti delle ditte»: per i magistrati della Dda di Roma Venanzio Tripodo era il vero dominus del mercato ortofrutticolo. Per condizionare gli affari bastava il suo nome, bastava sapere che dietro le tre società di Franco, Pasquale e Gemma Peppe c’erano loro, i calabresi legati alla ’ndrangheta, amici dei Casalesi e dei siciliani di Cosa nostra.
Il vero salto la mafia di Fondi lo ha dato passando dalla gestione delle attività illecite al mondo dell’economia considerata normale, «attraverso l’assunzione della veste di soggetto contrattuale che contratta con la pubblica amministrazione». Su questo punto di svolta si innesta la richiesta - finora rimasta inascoltata - dello scioglimento del consiglio comunale, chiesto dal prefetto di Latina Bruno Frattasi, appoggiata dal ministro Maroni e ferma sul tavolo del consiglio dei ministri da cinque mesi.
Nell’operazione di ieri il livello di penetrazione delle mafie del sud pontino all’interno della pubblica amministrazione - e quindi della politica - appare in tutta la sua gravità. Tra i diciassette arrestati - su un totale di 32 indagati - ci sono l’ex assessore ai Lavori pubblici di Fondi, in quota Forza Italia, Riccardo Izzi, e i dirigenti dei settori bilancio e lavori pubblici. Agli arresti è finito anche il comandante dei vigili urbani, con l’accusa di aver coperto diversi abusi commessi da persone legate al gruppo di Tripodo.
Nell’inchiesta i magistrati romani indicano il ruolo giocato da alcuni esponenti del centrodestra del sud pontino, che da queste parti è il vero padrone. Un legame che secondo la Dda caratterizza «la natura mafiosa del sodalizio». È stato Tripodo - secondo gli investigatori - a «svolgere attività di recupero crediti in favore di Romolo Del Balzo», oggi consigliere regionale per il Pdl. E sempre lui - raccordo tra ’ndrangheta, camorra e cosa nostra - avrebbe contribuito ad eleggere Riccardo Izzi, divenuto poi assessore di Forza Italia a Fondi, fino al febbraio del 2008. Politici locali che contano, pezzi importanti di quell’impero fatto di voti, favori, intimidazioni che peseranno nelle prossime elezioni regionali.

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