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Il lato oscuro del Recovery Fund - "Acquadolce"
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Il lato oscuro del Recovery Fund

di Fiorenzo Testa

8 febbraio 2021

Premessa

È con l’arrivo del coronavirus che l’intero Vecchio Continente ha iniziato a domandarsi cos’è il Recovery Fund e come funziona questo particolare strumento. L’UE ha infatti preso in esame la necessità di adottare soluzioni, non tanto condivise, o condivise solo da una parte, per il recupero economico-finanziario del blocco generale delle attività economiche,il famigerato lockdown, ed è proprio in questo contesto che ha trovato terreno fertile la nascita del fondo. In più occasioni, il Governo italiano e tutti i suoi sostenitori, soci, affiliati, simpatizzanti, prezzolati, ecc., lo ha definito una svolta epocale per l’Unione Europea e il rafforzamento della sua esistenza come entità comunitaria. Tuttavia, la storia del Recovery Fund ha incontrato diversi ostacoli per la definizione di tutti i termini di attivazione. Dopo aver raggiunto un accordo piuttosto complesso tra i 27 Stati membri a luglio, il tanto atteso fondo per il rilancio delle economie schiacciate dalla pandemia si è bloccato dinanzi ai veti di Ungheria e Polonia palesemente, ma dietro le quinte c’erano i cosi detti “paesi frugali”, il cui capo cordata era l’Olanda, ormai noto paradiso fiscale all’interno dell’Europa, dove, non a caso, hanno la sede sociale quasi tutte le nostre più grandi aziende come la FCA (ex FIAT). Per non parlare di Germania e vari paesi del Nord Europa. Ma anche in Italia l’agitazione delle lobbys per questa “manna” europea è tanta e, ad oggi, ha avuto le sue prime conseguenze. Mentre il Paese è ancora attraversato da una pandemia, più che sanitaria, sociale, economica, culturale e giuridico-costituzionale che lo ha messo in ginocchio, dentro la sfera istituzionale va in scena il teatro dell’assurdo di una crisi di governo, incomprensibile ai più, dettata da ambizioni personali e dallo scontro di potere in vista dell’arrivo di fondi che dovrebbero servire alla rinascita del Paese. Ma sarà bene fare un po’ di chiarezza, poiché da quanto traspare nella comunicazione politica e mass-mediatica sembra proprio si scambino lucciole per lanterne.

Tocchiamo il ….. “Fondo”

Proviamo a leggere meglio anche le mirabolanti cifre del Next Generation Ue, una serie di fondi europei, con in testa il cosiddetto Recovery Fund. Il governo ha in questi giorni approvato il Recovery Plan, ovvero l’insieme dei progetti per accedere a questi fondi. La prima cosa da sottolineare è che, mentre i fondi assegnati all’Italia corrispondono a 196,5 miliardi, il governo ha predisposto un piano per 209,9 miliardi. Di questa cifra, 68,9 mld sono trasferimenti e 141 sono prestiti. Sono tutte risorse aggiuntive? No, le risorse aggiuntive sono i 68,9 mld di trasferimenti e 53,5 della quota prestiti, perché gli altri 87,5 mld di quota prestiti vanno a coprire spese già deliberate (cambia solo, come per il Mes, la modalità di finanziamento). Risultato: non stanno arrivando 209,9 miliardi, ma solo 122,4 mld (di cui 68,9 senza interessi e 53,5 con tassi leggermente inferiori) nell’arco di un periodo di sei anni (2021-2026). Si tratta dunque di 20 mi-liardi all’anno e anche questi soggetti alle “Raccomandazioni Ue specifiche per paese”.

Analisi di alcune sostanziali “criticità” del Trattato sul Recovery Fund: non è tutto oro quello che luccica

Per entrare nel merito del problema dobbiamo andare alle fonti, senza mediazioni e mistificazioni politiche e giornalistiche; e le fonti sono, prima di tutto, il Testo dell’accordo fatto dai 27 Paesi dell’Unione Europea: “Riunione straordinaria del Consiglio europeo (17, 18, 19, 20e 21luglio2020)–Conclusioni”.
Cosa prevede questo accordo:
-  pag. 8 punto A30: “Per il periodo 2021-2027, il contributo annuo basato sull’RNL di Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Austria e Svezia sarà ridotto da correzioni forfettarie. Gli Stati membri interessati beneficiano di una riduzione lorda del proprio contributo annuo basato sull’RNL. Tali riduzioni lorde sono finanziate da tutti gli Stati membri conformemente al loro RNL.” Che tradotto significa che i fondi vengono concessi ai paesi “bi-sognosi” a costo zero per i paesi più ricchi che dimi-nuiranno proporzionalmente la loro quota di partecipa-zione al bilancio dell’UE, alla faccia della solidarietà che avrebbe dovuto contraddistinguere i trattati europei. Questo già la dice lunga su quelle che sono le basi su cui è stata costruita l’Unione Europea, che non hanno niente a che vedere con l’idea dei “padri fondatori” e ideologi della Europa Unita.
-  Pagina 35, punto 69: “Misure collegate a una sana governance economica. Imeccanismi destinati ad assicurare il collegamento tra le politiche di finanziamento dell’Unione e la governance economica dell’Unione dovrebbero essere mantenuti in modo da permettere alla Commissione di richiedere revisioni o modifiche dei programmi pertinenti al fine di sostenere l’attuazione delle pertinenti raccomandazioni del Consiglio o di massimizzare l’impatto dei fondi sulla crescita e sulla competitività; o di proporre al Consiglio di sospendere integralmente o in parte gli impegni o i pagamenti a favore di uno o più programmi di uno Stato membro che omettesse di intraprendere azioni efficaci nel contesto del processo di governance economica.” E qui scatta la prima condizione necessaria per l’ottenimento e il mantenimento del fondo. Cioè la Commissione si riserva il diritto di decidere quali sono le linee guida politiche dello Stato membro soggetto al Recovery fund e quali riforme deve mettere in pratica a prescindere dalle esigenze e dei bisogni del suo popolo. Infatti le prime richieste dell’UE non si sono fatte attendere: riforma delle pensioni a partire dall’eliminazione della c.d.”Quota Cento” e reintroduzione dell’IMU sulla prima casa.
-  Pagina 64, punto 143: “A partire dal 1º gennaio 2021 gli Stati membri trattengono, a titolo di spese di riscossione, il 25% degli importi da essi riscossi.” Quindi il 25% di quello che verrà dato dall’Europa ogni anno lo Stato “bisognoso” non potrà utilizzarlo per le proprie spese ma trattenerlo per riversarlo all’UE per le “spese di riscossione”.
-  Pag. 65 punto 150: Le entrate derivanti dalle nuove risorse proprie introdotte dopo il 2021 saranno utilizzate per il rimborso anticipato d“ei prestiti contratti a titolo di Next Generation EU.” Che sta a significare che, se, per esempio, lo Stato incasserà soldi da nuove tasse, queste saranno destinate al rimborso anticipato del prestito e non per investimenti.
-  Pag. 66 punti 152 e 153: “Per il periodo 2021-2027, il contributo annuo basato sull’RNL di Danimarca, Paesi Bassi, Austria e Svezia, e nel contesto del sostegno alla ripresa e alla resilienza anche della Germania, sarà ridotto da correzioni forfettarie. Gli Stati membri interessati beneficiano di una riduzione lorda del proprio contributo annuo basato sul reddito nazionale lordo a prezzi 2020 pari a:
Danimarca: 377 milioni di EUR;
•Germania: 3671 milioni diEUR;
•Paesi Bassi: 1921 milioni di EUR;
•Austria: 565 milioni di EUR;
•Svezia: 1069 milioni di EUR
Tali riduzioni lorde sono finanziate da tutti gli Stati membri conformemente al loro RNL.” Che tradotto significa che l’Italia e gli altri Stati che usufruiranno del Recovey Fund, pagheranno con il loro Reddito Nazionale Lordo quello che i paesi su elencati non pagheranno come contributi da versare all’Unione Europea.

Considerazioni

Il risparmio privato

Cominciamo a considerare il risparmio delle famiglie italiane, il risparmio privato, che ammonta a circa 4 mila e 400 miliardi di euro al netto degli immobili. Si tratta di denaro contante che viene in parte investito in attività finanziarie, ma una grossa parte rimane depositata, inutilizzata oppure utilizzata chi sa da chi e per che cosa. Verrebbe da pensare che le misure draconiane prese dal nostro Governo per arginare la cosi detta pandemia, vadano nella direzione di distruggere questo patrimonio privato senza metterlo a frutto; verrebbe da pensare che tutto questo sia una manovra di politica economica tendente alla distruzione dell’economia reale italiana che si regge proprio sulle piccole imprese, microimprese, i lavoratori, ancora rimasti, dell’industria e dell’agricoltura e che fa andare ancora avanti questo paese e allo stesso tempo, questa politica, fa ingrassare le rendite parassitarie e le multinazionali. Verrebbe da pensare che così facendo l’economia reale verrebbe rimpiazzata dalla finanziarizzazione dell’economia, che comporterebbe il fallimento delle piccole e medie imprese cosi come le conosciamo, rimpiazzandole con un sistema di franchising di proprietà e sotto controllo della grandi multinazionali e con esse la conseguente privatizzazione totale dello Stato. Ma tornando al risparmio degli italiani, se solo la metà di questi soldi, pari all’ammontare dell’intero Debito Pubblico Nazionale, venissero utilizzati dallo Stato per mezzo di raccolta finanziaria dei titoli di stato potremmo finanziare ben oltre e meglio di quello che è previsto dal Recovery Plan e senza chiedere prestiti a nessuno. Con l’ausilio di una riforma fiscale in senso veramente proporzionale per scaglioni, in cui chi ha di più contribuisce di più, una vera lotta all’evasione fiscale, senza sconti né privilegi, saremmo un paese che non se la passerebbe poi tanto male.

Il risparmio/debito pubblico

Consideriamo poi il flusso di denaro che confluisce nella Cassa Depositi e Prestiti (CDP), oggi S.p.a., una volta Ente Pubblico. L’utile della CDP è intorno ai 2,7 miliardi l’anno ma raccoglie ogni anno circa 400 miliardi, utilizzati in non meglio precisati progetti finanziari privati. Stiamo parlando di circa il doppio di quanto previsto dal Recovery Fund e senza interessi e, soprattutto senza aumentare il Debito Pubblico. Mettiamoci anche che il 35% del totale attivo della CDP (circa 140 miliardi) sono soldi dei cittadini italiani, in quanto provenienti dai depositi postali che confluiscono nelle casse di CDP, che sono utilizzati per tutto fuorché per finanziare servizi ai cittadini.

La crisi globalizzata

Consideriamo infine che le misure emergenziali sembrano replicarsi in quasi tutti gli stati, non solo europei, seguendo quasi un grande progetto globale e che queste non possono essere disgiunte dal fatto che in piena pandemia i più ricchi del mondo abbiano guadagnato 256 miliardi di dollari in più rispetto al passato, con conseguente aumento dei poveri, sempre più poveri.
Potremmo insomma pensare che la crisi dovuta (o ispirata?) alla pandemia sia uno strumento per mettere in ginocchio definitivamente l’economia non solo italiana ma dell’intero pianeta, a favore di pochi ricchi e a discapito di una moltitudine di poveri vecchi e nuovi. Insomma un nuovo ordine mondiale che cancella lavoro, diritti, democrazia e tutto ciò che abbiamo conosciuto, studiato, detto, creduto, in duemila anni di storia.

Bibliografia e fonti:

- “Riunione straordinaria del Consiglio europeo (17, 18, 19, 20e 21luglio2020)–Conclusioni”

- “La ricchezza delle famiglie italiane”- rapporto I-STAT/BNAKITALIA

-  Gruppo Cassa Depositi e Prestiti: Relazione semestrale finanziaria2020: https://www.cdp.it/resources/cms/documents/CDP%20RFS%202020%20ITA_PW.pdf
-  “Facciamo chiarezza su Mes e Recovery Fund” di Marco Bersani: https://www.attac-italia.org/facciamo-chiarezza-su-mes-e-recovery-fund/
-  “Il virus della disuguaglianza” rapporto OXFAM 2020

Nettuno 28/01/2021