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RIFUGIATI, Un popolo in trappola

22 giugno 2008

Fra rifugiati, veri e propri e sfollati, quasi 70 milioni di persone nel mondo sono intrappolate nei campi profughi o pronte a tentare la sorte con fughe disperate. E l’Europa dei diritti umani ne accoglie un misero 10%

Due giorni dopo l’approvazione della direttiva sui rimpatri da parte del parlamento europeo si celebra oggi la «giornata mondiale del rifugiato», quest’anno dedicata al tema della «protezione», intesa sia come difesa del diritto d’asilo che come riparo ed aiuto umanitario. Quasi uno scherzo del destino, ma soprattutto una buona occasione per sfatare una volta per tutte un falso mito: quello secondo cui i paesi ricchi sarebbero assediati dai profughi.

Come emerge dall’ultimo rapporto dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite (Unhcr), infatti, la maggior parte - tra l’83 e il 90% - dei rifugiati trova accoglienza all’interno della regione di origine, «pesando» quindi sui paesi limitrofi a quelli da cui scappa. È un dato, infatti, che la stragrande maggioranza degli oltre 3 milioni di rifugiati afghani, registrati dall’Unhcr - che alla fine del 2007 costituivano il 27% del totale, rimanendo in cima alla classifica globale - risiede in Pakistan e in Iran. Ed è un dato che i 2 milioni e 300 mila iracheni costretti ad abbandonare il loro paese, al secondo posto nella classifica, hanno trovato rifugio in Siria e Giordania, così che il Medio oriente, insieme al Nordafrica, è la regione che ospita un quarto dei rifugiati di tutto il mondo, mentre l’Asia e la regione del Pacifico ne ospitano un terzo. E l’Europa? Il vecchio continente accoglie solo il 10% della popolazione mondiale costretta, o perché perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità o idee politiche, o a causa di conflitti e disastri naturali, a lasciare il proprio paese e chiedere asilo all’estero.

Il dato più allarmante che emerge dal rapporto dell’Unhcr è un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti: mentre dal 2001 al 2005 il numero dei rifugiati era calato, nel corso degli ultimi due anni si è registrato un aumento record. Tra rifugiati e sfollati la cifra ha superato a dicembre 2007 i 67 milioni. Di questi, 16 milioni sono i rifugiati e 51 milioni gli sfollati - ovvero coloro che sono costretti a lasciare le loro case senza però uscire dai confini nazionali, generalmente a causa di conflitti armati (26 milioni) o per disastri naturali (25 milioni). Dei 13.7 milioni di sfollati assistiti dall’Unhcr in 23 paesi, in cima alla classifica ci sono i colombiani (quasi 3 milioni), seguiti dagli iracheni (2.4 milioni), dai congolesi della Rdc (1.3 milioni), dagli ugandesi (1.2 milioni) e dai somali (1 milione).
L’aumento del numero di profughi nel mondo è strettamente legato alla condizione di «instabilità» in cui si trovano Iraq e Afghanistan - tra i primi paesi d’asilo dei rifugiati nel 2007, infatti, ci sono il Pakistan, la Siria, l’Iran e la Giordania. Un dato che l’Alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati, Antonio Guterres, definisce «preoccupante», ricordando che bisogna far fronte ad una serie di sfide globali che potrebbero determinare l’ulteriore aggravarsi della situazione in futuro. «Tra queste ci sono molte nuove emergenze dovute a conflitti nei punti caldi del pianeta, una mancanza di standard democratici in molti paesi, il drammatico rialzo dei prezzi dei generi alimentari - che ha colpito maggiormente i più poveri e sta generando instabilità in molte zone - e, infine, il deteriorarsi dell’ambiente a causa dei cambiamenti climatici, che, a sua volta, porta ad una maggiore competizione per risorse sempre più scarse». Il totale dei rifugiati e degli sfollati di cui si prende cura l’Unhcr, nel 2007 ammontava a oltre 25 milioni, una cifra mai raggiunta prima e che non comprende, comunque, i 4milioni e 600mila palestinesi che sono sotto la responsabilità di un’apposita agenzia Onu. Tra i rifugiati, i gruppi più numerosi dopo gli afgani e gli iracheni sono i colombiani (552mila), i sudanesi (523mila) ed i somali (457mila). La crisi irachena ha determinato anche un considerevole aumento - il primo da quattro anni a questa parte - delle domande individuali di asilo o del riconoscimento dello status di rifugiato, che nel 2007 sono state quasi 650mila. Rispetto al 2006 una crescita del 5% delle richieste, arrivate principalmente dall’Iraq (52mila domande inoltrate), dalla Somalia (46.100), dall’Eritrea (36mila), dalla Colombia (23.200), dalla Federazione Russa (21.800), dall’Etiopia (21.600) e dallo Zimbabwe (20.700). Tra i paesi più gettonati - quelli che l’anno scorso hanno ricevuto il maggior numero di domande - ci sono gli Usa, il Sudafrica, la Svezia, la Francia, il Regno unito, il Canada e la Grecia.

Il rapporto sottolinea un altro dato: i tassi di riconoscimento dello status di rifugiato variano molto da paese a paese. Tra gli iracheni, per esempio, nessuno ha ottenuto lo status dalla Grecia, mentre la Germania l’ha concesso a 2/3. Nel Regno unito solo il 15% delle domande è stato accettato, la Svezia invece ha garantito protezione a quasi tutti quelli che l’avevano chiesta. Un diritto umano fondamentale che, a 60 anni dalla Dichiarazione universale, è tutt’altro che scontato.

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