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Xylella in Salento, sono tante le false verità

10 febbraio 2020

di Mario Nanni
Lecce - 21 dic 2019 (Prima Pagina News)

Tutto nasce da un terreno squilibrato per anni. Il punto sulla situazione con il ricercatore Giorgio Doveri.

Uno dei padri della scienza moderna, Francesco Bacone, ammoniva, già nel ‘500: l’unico modo per comandare sulla Natura è quello di obbedirle. In altre parole: se vogliamo padroneggiare la Natura bisogna assecondare e rispettare le sue leggi. Questa può essere una chiave per spiegare il disastro che si è abbattuto sul territorio del Salento, sulla olivicoltura, sui terreni a rischio di desertificazione come nel Sahel, sullo spettacolo di alberi d’olivo diventati tragiche statue fantasma arrugginite. Sul banco degli imputati, almeno dal 2013, è stata messa la ‘’xylella fastidiosa’’, questo batterio ritenuto responsabile del massacro di migliaia e migliaia di alberi di olivo ma anche di tante altre specie arboree e vegetali. Ma è stata trascurata, forse occultata, la ragione prima di tutto questo: lo sconvolgimento dell’equilibrio idrogeologico, la salinizzazione delle acque, il rischio incombente, e già in parte in atto, della desertificazione, il terreno impoverito di sostanza organica e della vecchia fauna sostituita da una nuova fauna di agenti patogeni, l’inquinamento delle falde acquifere, la presenza di nitrati e altre sostanze dannose per la salute non solo degli alberi ma degli esseri umani. Per parafrasare Bacone, l’uomo ha creduto
di governare la natura ma ha violato le sue leggi e la natura si è vendicata, si sta vendicando. Due ricercatori che da anni seguono il fenomeno del degrado ambientale del suolo pugliese e in particolare salentino, l’ing. Roberto Dammicco e il dott. Giorgio Doveri, hanno cercato di fare un po’ di chiarezza sui fenomeni sopra indicati, spazzando anche un po’ di pregiudizi, luoghi comuni e vere e proprie fake news o discorsi da bar, per portare l’indagine su un terreno propriamente scientifico e comprovato da dati. I due ricercatori, che fanno parte del ‘’Comitato scientifico Multidisciplinare Indipendente’’, hanno meritoriamente esaminato e comparato numerosi documenti, ricerche, studi, documenti negli ultimi 15 anni a livello agronomico, chimico, idrogeologico, antropico, ambientale, sanitario. E sono arrivati ad alcuni punti fermi. Da una parte sfatano certe leggende metropolitane sulla xylella quale causa prima del disastro agricolo salentino, derubricandola semmai
a una concausa; dall’altra gettano un fascio di luce su aspetti poco considerati e poco valutati nella loro carica di allarme e pericolosità per la salute del territorio ma anche per la stessa salute umana.

Lo scenario che emerge dalla comparazione degli studi e ricerche – afferma il dott. Giorgio Doveri, con cui abbiamo avuto il colloquio che pubblichiamo – è semplicemente drammatico. C’è quasi una catena di Sant’Antonio delle cause che hanno portato allo scempio del paesaggio agricolo, e soprattutto degli oliveti nel Salento.
D - Dottor Doveri, cominciamo dalle criticità ambientali
R - Le criticità ambientali che stringono in una morsa l’intera penisola salentina ma anche l’intero territorio della Puglia sono determinate da una cronica mancanza di tutela delle componenti di acqua, aria e suolo, che pure un decreto legislativo del 2006 imponeva.
D -Facciamo degli esempi?
R- Vediamo per esempio l’inquinamento antropico in agricoltura C’è un uso indiscriminato di pesticidi, diserbanti. Tale uso ha provocato il rilascio delle eccedenze di queste sostanze, buona parte delle quali sono cancerogene, in modo massiccio nelle falde acquifere, con grave pericolo per la salute umana. Dalle falde acquifere del Salento, infatti, attraverso numerosi pozzi gestiti dall’Acquedotto Pugliese, viene derivata buona parte delle portate di acqua destinata al consumo umano. Secondo un rapporto dell’Arpa Puglia, il 73 per cento dei campioni di frutta esaminati negli anni 2013-2014 conteneva pesticidi (che sono stati trovati anche in metà dei campioni di ortaggi, legumi e vino) e tra il 2012 e il 2014 è aumentata la percentuale di campioni con presenza simultanea di più pesticidi (sino a 15 differenti pesticidi in un unico
campione!)
D - E poi?
R - A tale inquinamento si aggiungono gli sversamenti diretti delle acque reflue nelle
falde (in aree a particolare protezione ambientale, come denunciato già oltre 20 anni fa!, in ricerche condotte nel ‘98 da prof. Cotecchia).
D - Il problema dei pozzi come si colloca in questo contesto?
R – Ecco, parliamo dei pozzi nelle campagne salentine. Prima perforando il terreno si trovava l’acqua a sette- dieci metri. Ora non si trova a meno di 60-80 metri di profondità. Gli strati rocciosi sono stati perforati migliaia di volte. E’ stato
trovato glifosato a oltre 60 metri di profondità; l’acqua salata è stata portata in superficie per decine di anni. Dall’Università del Salento dicono che le falde superficiali vicino a Gallipoli sono pressoché vuote. Il terreno roccioso salentino è stato perforato come una gruviera per fare pozzi di irrigazione, il numero è stato stimato a
centomila ma non se ne conosce l’ubicazione. Per cui si rende necessario un censimento.
D - Perché??
R - L’incontrollato emungimento delle falde fino ad oggi praticato senza alcuna verifica sta determinando la completa salinizzazione delle falde acquifere buona parte delle quali sono irrimediabilmente perse. Tale situazione sta già portando buona parte dei territori in una crescente accelerazione verso la desertificazione. Ci sono pubblicazioni al riguardo sull’inquinamento salino e antropico degli acquiferi nella Murgia e nel
Salento. D’altra parte in un documento sulla disponibilità di acqua in Puglia, si afferma: assumendo il valore di 0,4 quale soglia di stress idrico grave (0,2 è la soglia di attenzione), l’intera Regione Puglia risulta avere uno stato di stress medio pari a 0,77). D - Queste acque sono risultate contaminate?
R - Tra i contaminanti di origine antropica, vi sono i nitrati con concentrazioni superiori al limite di 50mg/l ( limite di potabilità). Un report della Regione Puglia, assessorato alla qualità dell’ambiente, a proposito dello stato delle acque sotterranee,
rivela: su 323 punti di prelievo totali fatti in Puglia, in 249 sono stati individuati in quantità oltre i limiti: nitrati, ferro, manganese, ammonio, cloruri, solfati.
D - Questo studio è recente?
R - Ma no. È del 2012! Sono passati sette anni e la situazione è peggiorata.
D - Ma è vero che già nel 2002 c’è stato chi ha profetizzato tutto questo? Nel silenzio dei pubblici poteri
R – E’ così. Già nel 2002, parliamo di 17 anni fa! – una ricerca della dottoressa Maria Dolores Fidelibus e di Luigi Tulipano, del Politecnico di Bari, metteva sull’avviso con questa ipotesi profetica che purtroppo si è realizzata: basteranno 10-12 anni perché nel sottosuolo salentino circolino dovunque acque a contenuto salino superiore a 3 grammi per litro. Si tratta dunque di una catastrofe annunciata, che avviene sotto gli occhi degli addetti ai lavori, e delle autorità pubbliche, senza che nulla venga
fatto per arginare un fenomeno che avrà cadute paurose sull’intero ambiente.
D - Tutto questo a cosa porterà?
R - La sommatoria degli effetti del cambio climatico e della salinizzazione non potranno che avere un unico risultato: la completa desertificazione della Puglia, a partire dal territorio salentino. Lo hanno detto la De Fidelibus e Tulipano, ed è quello che sta avvenendo. La salinizzazione delle acque in falda è una grave e tragica conseguenza dell’indiscriminato uso dei pozzi profondi.
D - Fermiamoci un momento per fare il punto: le acque del sottosuolo sono salinizzate e sono state portate in superficie per irrigare il terreno, quindi gli uliveti, danneggiando a lungo andare le radici; uso indiscriminato di pesticidi ed erbicidi; rischio di
desertificazione del territorio. Gli ulivi seccano. Tanto che gli studiosi hanno codificato in una formula il fenomeno chiamandolo Codiro – complesso del disseccamento rapido dell’olivo. E compare la xylella
R - Di xylella si comincia a parlare dal 2013, quando già il terreno del Salento e di altre zone della Puglia ha subito da anni i fenomeni prima indicati
D - Quindi nel disseccamento degli olivi la xylella non c’entra?
R - Non è la causa prima, semmai è una concausa, comunque indotta
D- Possiamo approfondire questo punto?
R - Ricordiamo alcuni passaggi: nel 2013 l’Osservatorio fitosanitario regionale fornisce i primi dati del monitoraggio sulla xylella: su 1757 campioni, solo 5 sono risultati positivi al batterio. Nel 2016 lo stesso Osservatorio fornisce nuovi dati: su 41.520 campioni di cui 1538 di piante sintomatiche ( cioè con disseccamenti), solo uno è risultato positivo al batterio.
D - Allora questa della xylella è una mistificazione?
R - La verità è che viene tenuto nascosto il disastro ambientale e viene nascosto spudoratamente. Un disastro che ha molti padri e molte cause, e non si può certo riassumere liquidandolo come causato dalla xylella.
D - Come se ne esce dott. Doveri?
R - Appare una utopia pensare di eliminare completamente con dei prodotti chimici
tossici l’insetto vettore della xylella fastidiosa in un’area geografica molto estesa nella quale la xylella è ormai endemica da anni e in presenza di molte altre possibilità di diffusione del batterio.
D - Ci sono ricerche al riguardo?
R - C’è una ricerca della dottoressa Saponari sulla fitopatogenicità della xylella.
D - Cosa è emerso?
R - Per dirla con parole semplici: La ricerca ha portato ad alcuni risultati sorprendenti: sono moltissimi gli olivi disseccati ma non hanno la xylella. Per converso ci sono moltissimi olivi sani ma con la xylella. In base a questa ricerca, la xylella non è la causa del disseccamento rapido dell’olivo.
D - Per evitare dubbi: questo significa assolvere del tutto la xylella ?
R - Nonproprio. Quanto detto prima non esclude che il batterio sia
fastidioso e che in alcuni casi esplichi il suo specifico meccanismo d’azione che soffoca le branche dell’albero in cui è presente. Ma questo molti agricoltori lo sanno da secoli e fino a poco tempo fa hanno saputo risolverlo, sia per le xylelle sia per molti altri disseccamenti da fitopatogeni. L’uomo respira e mangia dalla bocca. L’albero, e quindi l’olivo, mangia dalle radici. Il terreno è il suo unico piatto per tutta la vita. Se le sue sostanze non sono compatibili con la vita, l’albero muore dopo aver resistito il più possibile. L’olivo ha un unico modo di esprimere la sua malattia o debilitazione: il disseccamento.
D- Ma come si è arrivati a questo?
R - Ci sono tante ragioni: il terreno alla fine si è ribellato, coinvolgendo nella sua ribellione gli alberi dell’olivo e altre piante, che disseccano come l’olivo. Ma ce ne sono altre, di cause. Per esempio, la necessità storica e culturale di un olio di bassa qualità ma di alta quantità ha forzato le pratiche agronomiche verso un errato sfruttamento della risorsa e della pianta, con gravi utilizzi indiscriminati di veleni, per anni e anni,.
D – E quindi?
R - Inoltre la sostanza organica nei terreni salentini è estremamente bassa, spesso sotto il livello vitale. Fatto 4 il parametro di un buon terreno, a livello di sostanza organica, e 1 il livello del deserto del Sahara, in molti terreni salentini
la sostanza organica è inferiore a 1 ! Il batterio Xylella è presente nelle sue numerose subspecie in quasi tutta l’Europa e quasi esclusivamente in zone costiere. Non si può neanche parlare di quarantena, come qualche anno fa, bensì di contenimento.
D - Quindi il sistema delle eradicazioni come va visto?
R - Come una stoltezza.
D - C’è allora una via di salvezza?
R - Basta volerla perseguire, con metodo e tenacia, e soprattutto con volontà politica, e con la sensibilizzazione degli operatori agricoli. Chi sta operando nella cura delle radici e dei terreni sta ottenendo importantissimi risultati . Gli alberi si stanno riprendendo e stanno tornando a produrre. Sono inoltre usciti importanti lavori scientifici universitari e di ricerca in merito, legati molto all’approccio probiotico e alla fertilizzazione dei terreni collegata ai microrganismi. L’utilizzo di consorzi
probiotici ha risultati eccezionali, proprio in linea con quanto detto prima.
D - Perché sono efficaci?
R - Perché contribuiscono sia a rivitalizzare i terreni sia a riequilibrare i microrganismi per riportare a norma l’inevitabile e buoni e quelli cattivi. Un ricercatore, il dott. Pergolese, ha visto sparire la xylella dagli alberi trattati in questo modo. Poi gli hanno vietato di proseguire le ricerche. Insomma la cosa più bella è che c’è una soluzione e che sta funzionando.
D - Ma?
R - Ma se non si persegue la verità si fa un errore grave di diagnosi, e se si sbaglia la diagnosi si sbaglia la terapia. Questo fenomeno salentino ci mette di fronte al forse più grande bivio della scienza occidentale moderna: è più corretto uccidere il patogeno quando la salute del paziente ( l’albero) è già gravemente compromessa, o è più corretto rinforzare il paziente in modo da renderlo più resistente al patogeno? Se continuiamo a perseguire il batterio nemico, esso sparirà e ne nascerà uno più forte.
D - Uscendo dalla metafora?
R - Apriamo gli occhi adesso e volgiamo lo sguardo ai terreni. Trattiamo le chiome degli alberi in modo adeguato, bisogna intervenire subito su di esse, con
disinfezioni, corrette potature ed eliminazione delle branche seccate
D - Poi?
R - Riportare i parametri vitali dei terreni, cioè la risorsa idrica, la sostanza organica, la fertilità, minerali e piccoli animali a un equilibrio compatibile con la vita. Anche per la salinizzazione ci sono metodi naturali molto economici, ma in realtà ci
vorrebbe un progetto di grande portata per riparare ai guasti prodotti in tanti anni
D - C’è altro?
R - Non dimentichiamo la qualità dell’aria: le polveri sottili incidono negativamente, oltre che sulla salute dell’uomo, anche su quella degli olivi. E a proposito sempre di salute, non va dimenticato che la presenza eccessiva di nitrati nelle acque ha già portato all’insorgere di numerosi casi di tumore della vescica e del colon retto nel
Salento, con dati già allarmanti..

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