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Comitato Acquapubblica Anzio-Nettuno: comunicato stampa - "Acquadolce"
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Nettuno, consegnate le firme per la modifica dello Statuto Comunale

Comitato Acquapubblica Anzio-Nettuno: comunicato stampa

25 maggio 2010

Giovedì 20 maggio p.v. verranno finalmente consegnate ufficialmente al Sindaco Alessio Chiavetta le firme raccolte per la presentazione della delibera di iniziativa popolare che dovrà essere discussa in Consiglio comunale.

Da quel momento partirà l’iter formale che avrà le seguenti tappe:

1) consegna della richiesta in protocollo, al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale; (Comma 2 art. 19 Regolamento del Consiglio Comunale)

2) entro 5 (cinque) giorni il Presidente del C.C. convocherà le commissioni competenti per la discussione della proposta di delibera; ( comma 3 dell’art.19 Regolamento del Consiglio Comunale)

3) le commissioni devono riunirsi entro i successivi 5 (cinque) giorni per discutere la proposta e formulare un parere da portare in C.C. (comma 3 art. 19 Regolamento del Consiglio Comunale)

4) entro 30 giorni dalla presentazione in protocollo o dal ricevimento della richiesta, il Presidente deve convocare il C.C. per discutere la proposta di delibera accompagnata dai relativi pareri delle Commissioni competenti. (comma 2 Art. 34 Statuto del Comune di Nettuno)

Giovedì, per l’occasione sono stati chiamati ad assistere alcuni giornalisti della stampa locale che registreranno passo passo tutti i nostri movimenti e i nostri incontri in modo tale da testimoniare e informare la cittadinanza sull’ evento, che, forse, è la prima richiesta di delibera di iniziativa popolare a Nettuno negli ultimi 30 anni. I segnali che fin’adesso sono arrivati dall’Amministrazione Comunale non ci sembrano del tutto convincenti. Infatti ricordiamo che il 6 maggio u.s. alle ore18,00 presso la Sala Consiliare del Comune di Nettuno, si è tenuta l’Assemblea pubblica organizzata dal Comitato Acqua Pubblica Anzio-Nettuno, per la consegna delle firme, in numero notevolmente superiore al minimo previsto dallo Statuto del Comune di Nettuno, debitamente certificate dagli organi comunali competenti, dei cittadini elettori di Nettuno, raccolte per presentare una delibera di iniziativa popolare sulla modifica dello Statuto Comunale in materia di acqua. Ebbene in quella occasione non abbiamo purtroppo registrato la presenza delle istituzioni comunali che per motivi più o meno giustificati non hanno dato il loro contributo all’iniziativa. Gli inviti al Sindaco, alla Giunta e tutti i consiglieri comunali di maggioranza e minoranza erano stati inviati almeno una settimana prima dell’evento, ma a quanto sembra non è bastato. Abbiamo constatato che proprio quel giorno era stata convocata la Giunta per discutere evidentemente problemi più urgenti ma soprattutto non trova giustificazione l’assenza dei consiglieri comunali al di fuori dei Sigg Di Senso e Alemagna di cui è stata apprezzata la partecipazione anche se non hanno fornito informazioni in merito all’accoglimento o meno delle nostre proposte. Dalla classe politica ci saremmo aspettati almeno la presenza dei Segretari di Partito o dei Capigruppo che potessero esprimere un concetto o un parere sulla delicata vertenza-acqua ed invece solo assenza e silenzio.

Siamo consapevoli che il problema da affrontare non è di facile soluzione sia per motivi tecnici sia soprattutto per motivi politici, in quanto coinvolge i primo luogo il rapporto con il gestore del servizio idrico integrato, Acqualatina S.p.a..e tale rapporto investe trasversalmente tutti i partiti di maggioranza e opposizione. Visto che dalla nascita di Acqualatina S.p.a. e la liquidazione del Consorzio Carano ex gestore pubblico del servizio idrico, nessuno Consiglio Comunale ha affrontato il problema, facendo passare l’intero processo sulla testa dei cittadini, è giunto il momento di prendere posizione ed analizzare il problema alla radice. Basta pensare che già la costituzione di Acqualatina S.p.a. sconta il suo peccato originale e sicuramente i nostri politici rammenteranno come è nato il problema che a nostro avviso è stato fatto passare per inevitabile quello che inevitabile non era.

La privatizzazione dei servizi in provincia di Latina (e nel comune di Nettuno) ha avuto uno strano percorso fatto di una girandola di società e interessi che fanno capo a pochi (ben individuabili) decisori finali e ai loro referenti politici. La vicenda Acqualatina S.p.A. ha inizio (nella definizione societaria attuale) il 27/05/2000 con l’approvazione da parte della Conferenza dei Sindaci dell’ATO 4 della regione Lazio, del bando di gara per la selezione del socio privato nella costituenda società per la gestione del servizio idrico integrato ai sensi della legge 36/94 (legge Galli) e della legge della Regione Lazio n.6/96. L’ente appaltante (in questo caso la Provincia di Latina, sceglie i componenti della commissione con nomina diretta dovendosi per legge assegnare la presidenza della stessa al responsabile amministrativo del settore della stessa Amministrazione appaltante. La commissione definisce i criteri per l’assegnazione dei punteggi alle varie offerte. Alla seduta fiume che ne segue, la commissione decide a maggioranza di approvare la graduatoria che vede vincente il raggruppamento capeggiato dalla Sociaetà Generale des Eaux, poi incorporata in Vivendi Water e infine in Veolia Environmental. Si crea una spaccatura all’interno della commissione poiché l’allora il presidente esprime il proprio voto contrario, sollecitando la revisione delle conclusioni a cui erano pervenuti gli altri commissari. A seguito di tale spaccatura, vengono acquisiti due pareri dell’Avvocatura della Provincia, che si concludono con la richiesta del rinnovo delle procedure. La conferenza dei sindaci approva infine la graduatoria a maggioranza, anche se tale decisione avrebbe dovuto essere di carattere tecnico e non politico. In effetti vi furono alterazioni nella valutazione poichè in base ai parametri indicati l’offerta migliore era quella della società Severn Trent Water, risultata seconda. Viene quindi istituito l’Ufficio di Presidenza dell’ATO, nel quale, dove al poco rappresentato sindaco di Latina troviamo anche quelli di Vallecorsa, Nettuno, Cori, Cisterna, Aprilia, Terracina, Norma, Roccasecca dei Volsci, Castelforte e Ventotene. Fin dall’inizio si riscontrano anomalie gestionali, ad esempio per il malfunzionamento di un depuratore si affida l’incarico per risolvere il problema al “primo che capita a tiro” che guarda caso appartiene alla schiera dei soliti noti. E’ così che vengono appaltati lavori di straordinaria manutenzione ai depuratori di Lenola e Nettuno. La procura della Repubblica di Latina apre un fascicolo specifico in corrispondenza di un controllo effettuato presso il depuratore di Sonnino dal Corpo Forestale dello Stato. Il 14/4/2004, sono stati sequestrati gli atti inerenti a questi appalti con l’emissione di due avvisi di garanzia all’allora amministratore delegato di Acqualatina, Bernard Cyna e al nuovo responsabile della segreteria tecnico-organizzativa Giovannetti. Nel frattempo avviene una serie di passaggi societari senza che la parte pubblica abbia nulla da ridire. La società finisce in mano a un pool di banche creditrici a causa del gigantesco indebitamento di Vivendi Environmental, ciononostante continua a specializzarsi nell’attrarre finanziamenti della Banca Mondiale destinati all’Africa e ai paesi del Terzo Mondo. il 23 maggio 2007, Acqualatina S.p.A. ha stipulato con la Depfa Bank c un contratto di finanziamento a lungo termine, "no recurse" (project finance) per un importo complessivo di 114,5 milioni di euro. Il finanziamento dovrebbe servire a fare quegli investimenti promessi, ma non ancora realizzati, dal socio privato quando si aggiudicò l´appalto...Come forma di garanzia al soggetto finanziatore non è bastato il pegno sulle azioni della Società del 49% in mano ai privati, ma ha voluto anche almeno il 17,7% di azioni riferibili ai Soci Pubblici, i Comuni.
Da questo breve excursus si può evidenziare la mancanza di controllo politico dell’intero processo di gestione, ancor più rafforzata dai decreti e dalle leggi che i vari governi hanno emanato, fino ad arrivare all’ultimo capolavoro di privatizzazione selvaggia, il Decreto Ronchi, che sancisce definitivamente la mercificazione dell’acqua, spacciandolo per una applicazione di fantomatiche direttive Europee che non hanno riscontro su nessun documento dell’ UE. Su questo problema la vertenza locale si innesta a quella nazionale.

Il Comitato Acxquapubblica Anzio-Nettuno è in prima fila nella raccolta delle firme per il referendum nazionale sull’acqua bene comune portando risultati ad Anzio r Nettuno superiori a tutte le aspettative , superando di gran lunga gli obiettivi previsti nel numero delle firme raccolte. Questo fenomeno sottolinea l’interesse e la sensibilità dei cittadini del nostro territorio sul problema acqua che la stragrande maggioranza vorrebbe sotto controllo pubblico. Il dato nazionale incoraggia ancora di più a continuare su questa strada visto che in meno di un mese è stata già superata la soglia minima delle 500.000 firme previste che garantisce la fattibilità del referendum. Le cittadine e i cittadini italiani, firmatari delle richieste referendari promosse dal Forun nazionale dei Movimenti per l’acqua, ha voluto che il popolo italiano sia chiamato a decidere su tre questioni fondamentali riguardanti l’acqua:

1) Fermare la privatizzazione dell’acqua abrogando l’art. 23 bis della Legge 133/ 2008

2) Aprire la strada della ripubblicizzazione abrogando l’art. 150 del Dlgs 152 /2006

3) Eliminare i profitti dal bene comune acqua abrogando parte l’art.154 del Dlgs 152 /2006

Con queste tre operazioni di alta chirurgia legislativa, su cui si sono spesi importanti esperti internazionali di diritto tra cui Stefano Rodotà, si tornerebbe a parlare di acqua pubblica e trovare un nuovo modo di definire l’acqua e di gestirla sotto il controllo diretto dei cittadini.Consapevoli del fatto che la battaglia che abbiamo iniziato sui due Comuni di Anzio e Nettuno non sarà né facile né di breve durata, le nostre iniziative continuano incessanti. Ad Anzio è prossima la presentazione di una delibera di iniziativa popolare sull’esperienza di quella Nettunese, per la quale partirà nelle prossime settimana la campagna di raccolta firme per i cittadini di Anzio.

Il 12 giugno al Parco Loricina a Nettuno sarà organizzata la prima festa dell’acqua e dell’ambiente che vedrà la partecipazione di tutti le organizzazione aderenti al Comitato e saranno invitate a partecipare tutte le associazioni del territorio. La manifestazione che si svolgerà per l’intera giornata del 12 vedrà la partecipazione dei rappresentanti delle organizzazioni e dei comitati sparsi in tutta la Regione Lazio che si occupano di acqua e ambiente ( Comitato Acquapubblica Aprilia, NoTurbogas Aprilia, NoInceneritore di Albano, NoCoke di Civitavecchia, NoFly di Ciampino, ecc.). Oltre a dibattiti incontri e molta informazione sarà funzionante un servizio di cucina organizzato dalla Brigate di Solidarietà di Anzio e Nettuno e spettacoli teatrali che vedranno esibirsi ospiti d’eccezione come Ascanio Celestini che si è reso disponibile per l’occasione, sarà proiettato un Cortometraggio di Antonio Rezza, e uno di Ulderico Pesce che hanno offerto la loro collaborazione su un tema cosi sentito e di importanza capitale per le popolazioni di tutto il mondo.
Il problema dell’acqua non è solo un problema tecnico, non è soltanto un problema politico, è sopratutto un problema di sopravvivenza per molte popolazioni, è un problema di libertà di sovranità popolare, di democrazia, di solidarietà.

Il Comitato Acquapubblica Anzio-Nettuno

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