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Le buone ragioni per scendere in piazza sabato - "Acquadolce"
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26 MARZO MANIFESTAZIONE NAZIONALE -SI ALL’AQUA PUBBLICA SI ALL’ABOLIZIONE DEL NUCLEARE

Le buone ragioni per scendere in piazza sabato

25 marzo 2011

DI Corrado Oddi - Fp Cgil - Forum italiano movimenti per l’acqua

Sabato prossimo saremo in tanti a Roma per dire 2 sì ai referendum per l’acqua bene comune, sì a quello per fermare il nucleare e per affermare, più in generale, che sottrarre i beni comuni dal mercato significa difendere i diritti e ampliare la democrazia.

La manifestazione è stata lanciata dal Comitato per l’acqua bene comune, ma dall’inizio si è caratterizzata per essere un luogo aperto ai soggetti e alle tematiche che, a partire dalla questione della contrarietà del ricorso al nucleare, ragionano di un’idea di modello produttivo e sociale basato su un rinnovato intervento pubblico, capace di difendere i beni comuni e poggiato sull’autogoverno delle comunità locali. A maggior ragione, dopo l’immane tragedia che ha colpito il popolo giapponese, non si può non raccogliere lo sdegno per scelte che distruggono la vita e l’ambiente, impedendo alle popolazioni il diritto di decidere e persino di essere informate sulle loro condizioni di vita. Così come è altrettanto evidente che la manifestazione parlerà contro l’idea che la guerra possa essere risolutiva dei conflitti tra i popoli e gli Stati, senza peraltro smarrire la propria identità e impostazione iniziale, anche perché dovrebbe essere chiaro che abbiamo bisogno di altri luoghi collettivi per rielaborare un pensiero e un’iniziativa forte per rilanciare la battaglia per la pace.
Sabato segna poi l’apertura della campagna elettorale per i referendum per l’acqua bene comune e per fermare il nucleare. Penso siamo tutti avvertiti che non sarà una passeggiata realizzare il quorum. Occorre una grande mobilitazione, un impegno straordinario dei comitati territoriali e delle organizzazioni sociali, un’efficace campagna comunicativa. In questo quadro, mi interessa sottolineare alcuni punti che attengono ai due referendum che guardano alla ripubblicizzazione del servizio idrico. Lo faccio perché sono convinto che se è utile costruire connessioni tra la battaglia per l’acqua e quella contro il nucleare, è bene però che ciascuna iniziativa referendaria faccia valere le proprie ragioni e le proprie peculiarità, contribuendo a rafforzare l’obiettivo comune della vittoria.
Una prima questione che è importante avere presente è l’effetto politico che la vittoria dei sì ai referendum per l’acqua bene comune comporterebbe. Quando parlo di effetto politico non mi riferisco tanto ai riflessi sul quadro politico che la vittoria referendaria potrebbe innescare, quanto piuttosto ai processi concreti che si possono mettere in atto nella società e nei rapporti di potere reali rispetto alle politiche di privatizzazione. Quel che voglio dire è che, come ci ha ricordato la Corte Costituzionale nell’ammettere i nostri quesiti, una vittoria aprirebbe la strada ad una nuova normativa che avrebbe come orizzonte la possibilità della ripubblicizzazione del servizio idrico. Infatti, da una parte si dovrebbe tornare a far riferimento al diritto comunitario, che prevede anche la gestione pubblica diretta dei servizi pubblici, e dall’altra, con l’abolizione della remunerazione del capitale, si disincentivano i privati a intervenire nella gestione del servizio idrico. Non solo: tale risultato significherebbe, più in generale, mettere in discussione uno dei pilastri di fondo che le politiche neoliberiste hanno teorizzato e praticato, e cioè che anche i beni comuni entrano nel circuito di valorizzazione del capitale e, per questa via, si trasformano in merci, soggette alle logiche del mercato come tutte le altre.
Un secondo punto da mettere a fuoco è quello relativo al soggetto e al percorso che ha animato le iniziative sull’acqua. I referendum sono promossi da una vasta e plurale coalizione di comitati territoriali e organizzazioni sociali protagonisti da anni della battaglia contro la privatizzazione del servizio idrico, e da ciò deriva la trasversalità e la penetrazione dei nostri contenuti. Con un po’ di enfasi, si potrebbe sostenere che il movimento per l’acqua è uno dei primi esempi di una nuova soggettività che si produce nella modernità del capitalismo finanziario, quello che «estrae valore» anche dai beni comuni e dai settori prima riservati all’intervento pubblico. In questo senso, questa scadenza referendaria ha a che fare anche con il consolidamento di una nuova soggettività politica capace di produrre un orizzonte di proposte alternative e forse anche un po’ di teoria politica, fondando su questo la propria autonomia. La manifestazione del 26 è un’ulteriore tappa di questo processo e per questo essere in piazza in tanti sarà importante.

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